VILLE DI RESIDENZA E VILLE DI DELIZIA
Tra il ’600 e l’800 molte
località del Vimercatese, per la loro collocazione nell’Alta
Pianura Asciutta e la salubrità dell’aria, divennero luoghi
di villeggiatura delle famiglie aristocratiche milanesi che vi costruirono
sontuose residenze o “ville di delizia”.
Luoghi di svago per la nobiltà milanese inizialmente
prettamente
votati a base per l’attività venatoria ma che nel seguito divennero
vere e proprie residenze circondate da ampie distese di terreno coltivato.
Anche i feudatari del luogo, non volendo essere da meno dei loro omologhi
cittadini, costruirono residenze sfarzose, ville con grandi giardini all’Italiana.
Essi rimasero sempre legati alle attività agricole concedendo l’uso
delle terre ai contadini secondo diverse modalità contrattuali sempre
profondamente svantaggiose per i contadini che spesso, profondamente indebitati,
dovevano lasciare tutto e cercare fortuna altrove.
Nel parco dei colli Briantei ricordiamo la villa Belgioioso Scaccabarozzi
di Usmate-Velate, Villa Borromedo d’Adda, Villa San Martino, Villa
Ravizza e Villa La Cazzola ad Arcore ed infine Villa Borgia e Villa Ala
Ponzone sempre ad Usmate–Velate.
CASCINE, LUOGHI DELLA MEMORIA
Le cascine ancor oggi presenti in Brianza
presentano diversità marcate soprattutto in riferimento all’ubicazione:
Le cascine di collina hanno perlopiù struttura a corpo unico, quelle
di pianura invece presentano più edifici, disposti a corte.
Sui colli Briantei Le cascine erano preferibilmente poste ‘de drizz’
vale a dire esposte a Sud, al sole, in questo modo la casa risultava naturalmente
meno fredda e quindi c’era bisogno di meno legna per riscaldarla.
Un vero e proprio esempio di casa ecologica ante-litteram, una scelta compiuta
per pura necessità.
Anche le coltivazioni erano sempre rivolte verso i versanti più caldi
e soleggiati, mentre sui versanti rivolti a Nord ovvero ‘de sverz’,
veniva lasciato spazio ai boschi, gestiti perlopiù a ceduo ed in
grado di fornire la legna da ardere e materiali per la costruzione degli
attrezzi agricoli e dei mobili.
Le cascine non erano solo le abitazione dei nostri nonni, costituivano un
mondo a parte, con regole, usanze e costumi. Attorno alla cascine ruotavano
figure particolari di cui si è persa memoria : come l’arrotino
‘el mulita’, o ‘el pitur’ un imbianchino al quale
veniva affidato non solo il compito di pitturare le pareti della cascina
ma anche di decorarle con le immagini dei Santi, ed anche ‘el ruè’
una figura unica per un mestiere figlio della povertà.
I RUE’ della cascina Masciocco
La
cascina Masciocco di Camparada è di origini molto antiche. E’
la tipica cascina lombarda: si compone di due ali di abitazioni a due piani
con loggiato (le "lobbie") di legno e portici, in fronte ci sono
i fienili e le stalle. Altri elementi caratteristici sono il pozzo, la ghiacciaia,
il forno e la legnaia. Caratteristica storica peculiare del Masciocco è
l'attività svolta dai suoi abitanti nella prima metà del Novecento:
i "rué", ossia i trasportatori di immondizia.
Gli uomini partivano con carrettini trainati da asini e cavalli a tarda
sera e arrivavano a Milano alle prime ore del mattino. Raccoglievano l'immondizia
delle case private e ripartivano per il viaggio di ritorno al mattino. Al
Masciocco il carico veniva selezionato nella speranza di scoprire tra i
rifiuti oggetti di un certo valore e tutto ciò che potesse essere
riutilizzato come materia prima. I materiali raccolti venivano rivenduti.
Il rimanente del carico, completamente biodegradabile, veniva mischiato
con letame e stallatico ed utilizzato come concime nei campi.